La coltivazione del bamboo in Italia 2015-2020

Essere pionieri

Sono sempre stato attratto dalle cose nuove, principalmente per due motivi: l’emozione di essere un apripista, le maggiori possibilità di crescita presenti in mercati dove ancora tutto è da sviluppare. 

Sono stato un pioniere nel settore delle telecomunicazioni mobili, vendevo i telefoni cellulari quando ancora assomigliavano a delle valigette. Non se ne vendevano molti e non si guadagnava abbastanza, ma resistevo perché all’epoca avevo intuito che si sarebbe trattato di un business che sarebbe esploso.

Dopo più di venti anni in questo settore ho sentito il bisogno di cambiare e così, nel 2015 ho cominciato ad occuparmi di coltivazione di bamboo, intuendo che la produzione di materia prima sostenibile sarebbe stata dei maggiori business di questo secolo, in aggiunta alla consapevolezza che, promuovere il bamboo, significa lavorare per il benessere dell’ambiente e delle persone. 

Nell’ essere un pioniere c’è sempre un prezzo da pagare. Per qualcuno i pionieri sono dei coraggiosi, per altri degli incoscenti: si avventurano in ciò che non è mai stato fatto prima. E’ vero, puoi studiarti tutto, certamente, ma fra la teoria e la pratica c’è sempre un grande salto da compiere. E quindi lo sai che sarà dura. 

Non vi erano molti dubbi che il bamboo potesse crescere, ma creare una coltivazione professionale ottimizzandone la gestione e ricercando la migliore performance di produttività, è tutta un’altra cosa rispetto al far sopravvivere una pianta.

La forza dei pionieri è nel credere in qualcosa che ancora non si vede, e nel dedicarsi con passione alla sua realizzazione. 

Agricoltori e passaggio generazionale

Abito in campagna ma, essendomi sempre occupato di altro, non conoscevo nulla sul mondo dell’agricoltura. Quello che vedevo, e che continuo a vedere tuttora, sono persone che lavorano duramente per una impressionante quantità di ore. 

A volte noto che quegli stessi trattori che i miei vicini di casa mettono in moto alle sette del mattino, stanno girando ancora per i campi a fari accesi alle dieci di sera. 

Gli agricoltori con cui sono entrato in contatto spesso raccontano di un mondo che sembra folle, dove a volte la frutta rimane a marcire sugli alberi perché non vale nulla, e dove accade che terreni fertili non vengano coltivati perché “non conviene”. “Come è possibile essere arrivati a questo?”, mi sono domandato spesso. È come sputare in faccia a Madre Natura, accidenti! 

A quanto mi dicono, i guadagni legati alle colture tradizionali, soprattutto se commisurati alla quantità di ore lavorate, spesso sono estremamente esigui, ai limiti della sostenibilità. 

Eppure l’agricoltura ed il cibo italiano sono sempre stati un fiore all’occhiello del nostro paese, uno dei territori più fertili del mondo.

Quando nel 2015 cominciai a relazionarmi con gli agricoltori per illustrare loro il progetto delle coltivazioni di bamboo, mi accorsi subito che, nell’argomentare gli scenari di mercato e gli alti margini di profitto attesi, correlati ad una quantità di lavoro piuttosto limitata, rispetto alle colture tradizionali, da molti di loro non venivo nemmeno preso sul serio. Non vedevano quello che vedevo io. 

Ci sono persone anziane che sanno comprendere quando è il momento di ritirarsi, di lasciare spazio agli eredi, ai giovani, alle nuove idee, ai cambiamenti sociali ed economici del mondo. Queste persone, con fiducia ed ottimismo affidano ciò che hanno costruito ai figli ed ai nipoti, pensando che ben sapranno cosa fare, dicendo: “Ehi, credo che loro siano più in contatto di me con il mondo attuale”. 

Altri invece si attaccano disperatamente a ciò che hanno costruito in passato e non si fidano dei più giovani. Chiusure mentali che creano barricate di fronte a possibili cambiamenti.

Non è un caso se buona parte dei primi ettari di bamboo gigante in Italia siano stati messi a terra imprenditori provenienti settori diversi dall’agricoltura. 

La diffusione della filiera industriale del bamboo Europeo ha nell’Italia, con oltre duemila ettari di coltivazioni messe a terra e oltre 11 ettari di serre dove vengono realizzate le piante madri, un suo centro di riferimento. Abbiamo le favorevoli condizioni climatiche, godiamo della biodiversità e della fertilità del nostro suolo e, inoltre, abbiamo l’amore per l’agricoltura. 

Gli errori

Sbagliando si impara, ed ho visto sbagliare tanto. Gli errori commessi nei primi anni hanno riguardato ogni aspetto: tempi e tecniche di piantumazione, inadeguatezza degli studi di fattibilità, mancate analisi del terreno, non conoscenza delle giuste lavorazioni e delle corrette modalità di irrigazione e di concimazione che ottimizzano la resa dell’impianto. Le prime piante madri erano piccole e delicate, e necessitavano di attenzione. Alcuni invece hanno pensato che avviare coltivazioni di bamboo fosse come posare impianti fotovoltaici o pale eoliche, come se una volta messe a terra le piante la questione fosse sistemata, dimenticandosi che si tratta di vita.

Una vita che ha bisogno di nutrimento, di cura, in sintesi: di un po’ d’amore.

Metodo e terreni

E’ grazie a tutti questi errori che ho finalmente definito un metodo disciplinare che permette di non commetterne. La cosa più importante è portare il terreno nelle perfette condizioni per accogliere la vita del bambù, prima della piantumazione. Questo è ciò che garantisce la buona riuscita, il lavoro di studio e di analisi è la parte fondamentale. Oltre alle analisi geologiche, chimiche e fisiche, procedo sempre anche con quelle bioelettroniche. Se devi costruire un grattacielo come prima cosa dovrai essere assolutamente certo che le fondamenta lo potranno sostenere.

Vi sono terreni dove serve poco per sistemarli, vi sono terreni dove è necessario investire diverse migliaia di euro per ettaro per renderli idonei, e ci sono terreni dove è meglio lasciar perdere.

Il metodo non prevede uso di fitofarmaci, nel rispetto della vita organica del terreno e delle falde acquifere sottostanti.

Industria europea

Il grande cambiamento non può partire dagli agricoltori, ma dal mondo industriale. C’è un mondo industriale aggrappato ancora ai metalli, ai derivati del petrolio e ai minerali, cose che l’Europa da sempre è costretta ad importare.

Sulle nuove filiere sostenibili invece, l’industria europea ha finalmente l’opportunità di diventare produttrice di materia prima. E chi produce la materia prima si colloca al vertice della piramide.

Vegetal nano fiber car

Su questa nuova filiera industriale l’Europa è ad un punto di svolta, stiamo aggregando i soggetti interessati nel programma Prosperity Bamboo.

I paesi del sud-europa con il giusto clima, possono produrre la materia prima per le industrie di quelli del Nord, per creare un’ Europa autonoma, con un grande futuro industriale all’insegna della sostenibilità e della prosperità.

Davide Vitali (Prosperity Bamboo Founder)

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