La filiera del bambù nelle scuole

Sono uno di quegli adulti che anziché dire “una volta era meglio”, ripone grande fiducia in quelli che porteranno avanti “il mondo” dopo di noi.

E’ stato un vero piacere poter raccontare ai ragazzi dell’istituto agrario della mia città questo nuovo modo di fare agricoltura che stiamo sviluppando con la filiera del bambù.

Una delle cose che mi ha più stupito è che, facendo un sondaggio per alzata di mano tra gli studenti presenti, ho scoperto che solo il 20-25% dei ragazzi provenivano da famiglie di agricoltori. La stragrande maggioranza di questi giovani si sta quindi dedicando allo studio dell’agricoltura per propria scelta personale, senza forzature legate ad un senso di “lealtà familiare”.

Evidentemente, tra la prospettiva di passare la propria vita in una stanza chiusa davanti ad un monitor e quella di stare in mezzo ai campi, a contatto diretto con la natura, questo secondo scenario a quanto pare sta riguadagnando punti.

I messaggi che ho cercato di trasmettere sono molto semplici: innanzitutto che l’agricoltura funziona come qualsiasi altra cosa e quindi, quando la situazione non è buona l’unica alternativa possibile è fare qualcosa di diverso. Non ha mai senso lamentarsi o attribuire colpe

Oltre a cercare poi di far percepire quanto abbondante e ricca sia questa pianta, utilizzabile per migliaia di diverse applicazioni ho voluto puntare il dito su un particolare aspetto: non necessita di veleni e di chimica.

E’ una pianta che così come ama tutto ciò che è naturale, non apprezza molto ciò che viene creato in maniera artificiale.

Per la nostra salute, per avere cibo sano, per avere abbondanza di un materiale che ha le facoltà di sostituire i derivati del petrolio su moltissimi aspetti.

Parlando di “bambù gigante” poi ci sta anche la battuta… Perchè i ragazzi prima di ogni cosa si devono divertire. (Beh questo, a dire il vero, dovrebbe valere anche per noi adulti)

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