Il bambù in Italia e la visione del WWF

Il bambù in Italia, è conosciuto ancora da pochissimi, tutti sanno invece che da sempre è parte integrante della cultura cinese, rivestendo anche un ruolo importante per l’economia del paese.

E’ questa una strada dalla quale l’Europa può prendere esempio, in un contesto mondiale di crescente apprezzamento dei materiali eco-friendly e della alimentazione dall’alto potere nutrizionale di provenienza non animale.

L’industria di bambù solo in Cina cuba 31,8 miliardi di dollari e impiega quasi 10 milioni di persone e, come la stessa pianta, sta crescendo rapidamente.

Le nuove tecnologie stanno espandendo i suoi possibili usi nella costruzione e in altri settori.

Il bambù viene sempre più visto come una fornitura efficiente di materiali versatili e rinnovabili, se raccolti in modo sostenibile, possono anche contribuire alla riduzione della povertà, ad uno sviluppo economico green, al ripristino del paesaggio, alla lotta contro il cambiamento climatico e alla conservazione della natura.

 

Qual’è l’obiettivo del WWF?

L’obiettivo del WWF è quello di creare un mondo con paesaggi boschivi estensivi e resilienti che favoriscano la biodiversità, le persone e il clima – e il bambù, indicato come uno dei più preziosi e versatili prodotti forestali, può essere parte della soluzione.

Coltivato in modo sostenibile, senza alcun prodotto chimico, questa pianta , oltre a fornire reddito, rappresenta un’alternativa in rapida crescita al legname, sia per uso locale come combustibile e materiali da costruzione, sia per le catene di approvvigionamento globali. La sua continua ricrescita rappresenta una alternativa al disboscamento delle foreste arboree.

Il WWF sostiene in Asia numerosi progetti sostenibili sul bambù, aiutando le persone locali a migliorare le pratiche di produzione e ad accedere ai mercati internazionali. 

Come parte di un’industria globale questi progetti rappresentano un passo verso il miglioramento della vita delle popolazioni locali, ma anche per proteggere la natura.

Il bambù in Italia è in rapido sviluppo e siamo leader europei nella coltivazione, ma siamo ancora all’inizio. L’ intento è quello di utilizzare questa pianta per i più diversi scopi industriali.

La società in cui ci troviamo oggi sta sempre comprendendo l’importanza dell’ecosostenibilità delle materie prime e della alimentazione di provenienza non animale.

Un po’ di dati

Il bambù in Italia finora ha catturato l’attenzione  di diversi imprenditori, che sino ad oggi hanno messo a terra sul nostro suolo circa 2.000 ettari.

Ancora nessuno però è giunto al quinto anno, momento in cui comincia la produzione. Quando si vedranno i boschi alti venticinque metri probabilmente inizierà la corsa alle coltivazioni, chi ha l’occhio lungo ovviamente si muove prima.

Un certo numero di aziende ha guardato a questa risorsa naturale, come una fonte alternativa di fibra che può togliere pressione alle foreste, ad esempio Kimberly-Clark.

Kimberly-Clark è uno dei leader mondiali della carta ed  ha incorporato il bambù certificato FSC in un certo numero di marchi di tessuti.

Ma si potrebbe fare molto di più. Questo è ciò che il WWF sosterrà al Global Bamboo and Rattan Congress la prossima settimana a Pechino, che riunirà le persone coinvolte nell’industria del bambù e del rattan da oltre 40 paesi.

Da qui riparte in Italia, una nuova agricoltura basata sul rispetto del territorio, sulla giusta gratificazione economica per chi opera nel settore, su una svolta sociale che ci porta dal mondo della plastica e degli allevamenti intensivi ad una nuova realtà con focus diversi.

Puoi richiedere informazioni sui progetti di coltivazione di bambù gigante in Italia e sulla filiera cliccando QUI

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