E se oggi l’agricoltura non fosse più cosa per agricoltori, ma per imprenditori?

Tanto lavoro e poco profitto.

Abito in campagna ma, essendomi sempre occupato di altro, fino ad un paio di anni fa non sapevo nulla sul mondo dell’agricoltura. Quello che vedevo e che continuo a vedere tuttora, sono persone che lavorano un’impressionante quantità di ore.

A volte noto che quegli stessi trattori che i miei vicini di casa mettono in moto alle sette del mattino, stanno girando ancora per i campi a fari accesi alle dieci di sera.

Gli agricoltori, in generale, mi raccontano di un mondo contraddittorio dove a volte la frutta rimane a marcire sugli alberi perché non vale nulla, dove accade che terreni fertili non vengano coltivati perché “non conviene”. A quanto mi dicono, i guadagni legati alle colture tradizionali, soprattutto se commisurati alla quantità di ore lavorate, sono estremamente esigui.

L’agricoltura ed il food italiano sono sempre stati un fiore all’occhiello del nostro paese, uno dei territori più fertili del mondo

L’apertura mentale e le analisi di mercato

A fronte di questo stato di cose accade quindi che, quando mi relaziono con gli agricoltori per illustrare loro il progetto delle coltivazioni di bambù gigante, nell’argomentare gli alti margini di profitto attesi correlati ad una quantità di lavoro estremamente limitata, quasi vengo preso per matto. Credo che sia normale.

Quando una persona, infatti, è abituata ad associare le parole “lavoro” e “guadagno” ai concetti di “sacrificio” e di “sudore”, difficilmente potrà credere che, semplicemente investendo in una idea nuova, su un prodotto diverso in un mercato emergente, potrebbe guadagnare dieci volte tanto lavorando di meno.

Le opinioni nuove sono sempre sospette e in genere contrastate per nessun’altra ragione all’infuori del fatto che non sono già conosciute. (John Locke)

I nuovi agricoltori

Non è un caso se, dei 30.000 ettari previsti, i primi 1.500 ettari di bambù gigante li abbiano messi a terra principalmente gli imprenditori, coloro che hanno avuto l’accortezza di analizzare sul medio termine agli scenari di mercato per accorgersi che, dal momento che stiamo andando verso un mondo di alimentazione vegetariana e di materiali ecosostenibili, con questa coltura si gioca contemporaneamente su entrambi i tavoli in due mercati in fortissima crescita.

Tra i pionieri di questo mercato troviamo chi fino ad oggi ha prodotto plastica e cemento, ma sta comprendendo la svolta della società e del suo modo di vivere, e comincia quindi a differenziare investendo su ciò che è alternativo al proprio core business.

C’è poi anche una new generation di ragazzi e ragazze che, magari dopo una laurea, sono attratti dall’idea di fare qualcosa per sé stessi e il nostro paese ripartendo dalla terra, dalle nuove idee, dalla qualità e dalla passione con cui gli italiani, quando vogliono, sono in grado di lavorare. In molti casi purtroppo, ciò che manca a questi ragazzi è il soltanto il supporto finanziario, ma chi ha un po’ di ingegno e di buona volontà prima poi se lo procura.

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